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La Bella Addormentata

- mercoledì, 27 aprile 2011 , 23:13 -

I santi del paradiso non bastano mai, non sono mai bastati poiché quello è un luogo che non mi appartiene -mio malgrado, sarebbe bello avere il passi per quella zona indistinta-.
Come tutte le sere sono li, mangio anche se non mi va di mangiare perché nonostante non voglia farlo mi verrà sempre riempito il piatto, mi sforzo ed il sangue pisto attorno ai miei occhi aumenta sempre di più, mi fa male la gola, mi brucia come se vi fosse inserito un tizzone ardente, poi sto li, inutilmente in attesa che il tempo passi e secchi quella finta pelle che copre l’abominio per una mezz’ora, faccio il bagno e mi privo dell’idillio della menta, a quel punto arriva l’acido ed io mi chiedo come mai mia madre non lo passi con la stessa cattiveria con cui io strapperei la mia pelle. Sto meglio ma al contempo sono uguale, mi sento uguale, mi sembro uguale, come sempre. Mi chiedo se il mio impegno massimo stia facendo effetto, se tutti loro mi stanno realmente aiutando. Vedo la pelle squamarsi e mi sento un serpente, mi sembra di essere strisciata indietro nel tempo in una dimensione non mia, mi sento viscida dentro e marcia fuori, forse la Mela della Bella Addormentata era opera mia.
Il disgusto profondo ogni volta che incontro il mio riflesso nello specchio non può che cogliermi l’animo ed sempre sono impreparata, sono li a dover ritoccare una placcatura feroce.
La senti la bestia che urla? Urla così tanto da farmi sanguinare le orecchie, i miei timpani stanno morendo silenziosamente, la mia testa si sta lacerando ed io deliro. Non posso fare altro che delirare. Mi auguro solo di cambiare numero domani mattina -attendo con ansia che il numero cambi più di ogni altra cosa al mondo-, la mia pelle muterà -deve farlo perché loro mi danno ascolto-, non possono snobbarmi così ed il mio impegno, il mio sacrificio, cosa sarebbe al confronto di un desiderio depennato?
Voglio superarlo, voglio superare me stessa. Infondo sono solo il prodotto informe e perfetto di una società in disfacimento.
Mi fa male la gola.
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      Parlare di me è come parlare del nulla perché ti accorgi della sua costante presenza solamente nella solitudine più profonda. Quando guardo il mio riflesso nello specchio forse scorgo me stessa ma a causa della medesima non posso fare a meno di detestarmi poiché mi trovo in una dimensione irraggiungibile. Dinnanzi a me vi è solo una superficie fredda che osserva implacabile l’urlo della bestia.
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